giovedì 8 dicembre 2011

Di economia non capisco un c...

...pero' un paio di conti ho imparato a farli. E a quanto pare non sono il solo.

I lettori di questo angolo sanno bene che di economia capisco poco. Facciamo pure niente. Però ho lontani ma ancor vividi ricordi di aritmetica. E nei giorni scorsi mi esercitavo con le quattro operazioni pensando alle singolari vicende di tre miei concittadini, Andrea, Bianca e Carlo.
Quasi coetanei, vivono nella stessa grande città, uno all’insaputa dell’altro, anche se hanno frequentato la stessa scuola media. Curiosamente tutti e tre, alla fine dell’anno, hanno percepito 60.000 euro dalle loro attività. Ma in modo molto diverso.
Andrea è quadro, con una bella anzianità, in un’importante azienda nazionale. E quei 60.000 euro provengono tutti dalla sua attività di lavoratore dipendente. Non ha di che lamentarsi, con uno stipendio netto di 3.000 euro al mese e spiccioli, anche se in un anno ha lasciato allo Stato, come Imposta sul reddito delle persone fisiche, la famigerata IRPEF, 19.270 euro, pari al 32,12 per cento del suo reddito lordo.
Bianca è impiegata, mai avuto velleità di carriera, appena può se ne scappa a casa a dipingere, la sua vecchia passione. Con i suoi 30.000 euro lordi guadagna poco più di 1.700 euro al mese, ma ha una piccola rendita che le permette di arrotondare. I genitori, grandi risparmiatori, avevano acquistato tre piccoli bilocali che le hanno lasciato in eredità. E lei ora li affitta a canone libero (il 4+4, per intenderci), a 10.000 euro all’anno ciascuno. Per ciascuno di questi affitti Bianca paga la cedolare secca del 21 per cento, che corrisponde a un totale di 6.300 euro. Aggiunti ai 6.883 euro di IRPEF che Bianca paga sul suo salario, fanno 13.183 euro totali, al netto dei centesimi.
Carlo è il più fortunato. Dopo aver lavorato per venticinque anni nell’esercizio commerciale che prima era dei suoi genitori, quando le cose hanno cominciato ad andare per il verso sbagliato ha venduto il negozio. Due luci, in una zona commerciale ben servita, in un momento in cui i prezzi immobiliari erano ai massimi. Insomma, tra il gruzzolo che si era messo da parte e il buon affare che è riuscito a fare, Carlo ha 2 milioni di euro investiti in fondi sicuri, che gli rendono 60.000 euro l’anno, permettendogli di dedicarsi ai suoi hobby; letture, viaggi, fotografia. Anche perché sulle sue rendite finanziarie grava un’aliquota fissa, che pure purtroppo per lui è salita dal 12,5 al 20 per cento. Eppure, in ogni caso, su quella rendita Carlo finisce per pagare 12.000 euro all’anno.
Ecco. Andrea, Bianca e Carlo sono in una situazione molto simile. Alla fine dell’anno hanno avuto un reddito di 60.000 euro ciascuno. Ma Andrea ha pagato 19.270 euro di tasse, Bianca 13.183 e Carlo 12.000. Strano, mi dicevo, perché in fin dei conti Carlo è, dei tre, il solo che non produce economia. Non lavora, non dà lavoro, immobilizza un capitale.
Ecco, professor Monti, pensavo a questo quando la sentivo parlare di equità. Perché per me il fisco sarebbe equo se Andrea, Bianca e Carlo – che complessivamente contribuiscono con 44.453 euro alle finanze dello Stato – fossero tassati per l’equivalente di 14.817,66 euro ciascuno. Ma forse ero io che avevo sentito male.
Marco Cattaneo 

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